11 maggio 2013 vigilia del Triathlon Olimpico di Pietra Ligure. Regna la pace, l’incoscienza. So di non essermi preparato a dovere per il male al polpaccio della gara di domenica scorsa ad Andora ma è una sfida affascinante. Deve essere il termine Olimpico a rendere questa gara così particolare.
Negli ultimi allenamenti in vasca ho cercato di nuotare il più possibile perché 1,5 Km sono tanti per un neofita del nuoto. Gareggiare nella prova in bici è un sogno perché tutti dicono che sia veramente tosta e anche se sono sempre un principiante queste sfide mi esaltano. La corsa questa volta non mi preoccupa, ho deciso che gareggerò solo nella prima frazione. Ore 22,00 il post di Giovanni Maina, il mio coach di nuoto del martedì, mi sconvolge. Dice di essere preoccupato e agitato per la gara. Devo aver sottovalutato qualcosa. Di colpo inizio a rendermi conto che la distanza da percorrere in mare è veramente lunga. Certo, in piscina percorro più metri ma fermandomi a parlare ogni 10 vasche. Sale l’ansia. Le previsioni danno bel tempo ma la tempesta è dentro. I figli sono rientrati prima delle due, la pace della notte permette di pensare. Quanto urlano i miei pensieri! Tre mesi fa finivo gli studi portando definitivamente i libri in cantina. 40 anni di studio. Gli esami più divertenti e inutili della mia vita: le divinità Tolteche dai nomi impronunciabili … le apparizioni mariane in Uganda o i 6 esami di latino imparato a neuroni esauriti. Tre mesi di sport, tre mesi di cambio di rotta. Tre mesi che hanno portato nuove prospettive, nuovi traguardi, nuovi amici. L’ultimo pensiero è per gli amici del Tri Team. Ancora non so come vivano il pre gara. Immagino Martino che si spupazza il figlio, Flavio che per riscaldarsi decide di andare a Pietra Ligure in bici, la trimurti (Ciaffer, IronMIguel e Ricky) che consultano per l’ultima volta il database del Garmin per ipotizzare il tempo finale. Domani ci sarà il mitico Giletta, l’ho visto qualche volta in piscina e si parla di lui come l’uomo da battere. Sono io l’uomo da battere o da abbattere! 12 maggio 2013. Ore 8,15. Il ritrovo davanti a casa di Ricky. Mi viene in mente il titolo di un film di Pupi Avati: I cavalieri che fecero l’impresa. Si vede che sono abituati a gestire le emozioni, sono naturali, non sembra trasparire ansia. Si parte, Ricky è una scheggia solo nella corsa, la velocità dell’auto non è una sua priorità! Riusciamo anche a fermarci a prendere il caffè suscitando lo sconforto del presidente. Di lui ho sempre esaltato l’eleganza ma è la disciplina che si è dato a darne un tratto nobile. Si arriva a Pietra Ligure e il primo contatto con il mare è sconvolgente. Non avevo messo in conto di trovarlo mosso. Di colpo perdo la testa. Non voglio gareggiare! Mi ritrovo a preparare il necessario tra Ciaffer e Simona. Con Ciaffer non riesco ad esternare tutte le mie paure ma la presenza di Simo mi aiuta. Impacciato, scoordinato, confuso…. Miguel e Giovanni mi scortano alla zona cambio. Loro sono i miei modelli. Non li ho idealizzati perché sono modelli alla mia portata. Tenacia, forza, coraggio. Con Miguel sono appena stato a teatro e mi sento sempre protetto dalla sua presenza. La presenza di Alessandra (mia moglie) in questi istanti mi rasserena. Mi sembra non capisca tutta la mia angoscia e sono costretto a buttarmi fuori. Alla partenza incontro il resto della squadra. Maurizio, Flavio, Martino, Andrea, Marco… abbiamo già dei ricordi comuni e incontrarli è una gioia. Sale l’ansia e aumentano le onde in mare. In spiaggia riesco per l’ennesima volta a mettere la muta al contrario, neppure il calcolo delle probabilità mi aiuta. Mi butto in mare e alla prima onda bevo. Tacuma bin! Il briefing della partenza è il culmine della paura. Ricky mi tiene d’occhio e Simona è la persona che riesce a trasmettermi serenità. Il primo passo è fatto. Decido di partire. L’entrata in acqua è lenta ma devo evitare di prendere i crampi come la scorsa settimana. Mi butto. Parto. Nuotare è difficile ma sento di farcela. Come mi ha insegnato Miguel mi devo dare dei micro traguardi. La prima boa è lontanissima ma riuscire a passarla mi incoraggia a continuare. Non siamo tanti lì in fondo ma almeno non mi toccano i piedi (cosa mi preoccupa sempre). Una moto d’acqua carica i primi due ritirati. Ok, se arrivo in fondo non sarò più l’ultimo. Passano le boe rosse, quelle gialle e finalmente vedo la spiaggia. Il mare è veramente agitato e fatico a trovare la direzione per non schiantarmi contro il pontile. Ultimo sforzo, ultima bevuta ma questa frazione è andata. Esco dall’acqua e mi sento ubriaco. Non riesco a stare in piedi. La bici mi aspetta e con grande sorpresa scopro che ci sono ancora atleti dietro. Sto bene e decido di fare anche la seconda parte. Non ho seguito le indicazioni convinto che non avrei pedalato. Ricordo salite di 10 Km e discese pericolose. Mi impongo di vivere ogni attimo, di non perdere una sola emozione. La strada inizia a salire, salire, salire. Di solito non dico parolacce ma ho davanti un muro e ne scappa una. L’ultimo tratto della salita è da film in bianco nero con Coppi e Bartali. Ho paura di prendere un infarto e la presenza di così tanti cimiteri non è per niente confortante. Prima di partire avevo detto ad Alessandra di utilizzare la foto in cui sono con tutta la squadra per la tomba. Che pensiero positivo! Alla prima discesa capisco di non essere attrezzato neppure per queste evenienze. Il contachilometri segna velocità mai toccate e decido di non guardarlo. La presenza di un’autoambulanza mi sembra un brutto presagio. Il pensiero cinico mi suggerisce che anche in questo caso all’arrivo non mi sentirei l’ultimo. Mi stupisco e mi censuro per pensieri così meschini. Questa gara non finisce più però è esaltante perché sento di avere la forza di arrivare in fondo. Rientro nella zona cambio e involontariamente passo a cambiarmi le scarpe. Vedo Alessandra e le chiedo il permesso di continuare. Lei sorride e allora riparto. La corsa non è il mio forte ma non sento più i dolori lancinanti al polpaccio che mi hanno accompagnato in tutta la settimana. Allora ci provo. E’ bellissimo incontrare i miei compagni ormai in dirittura d’arrivo. Vedo Ricky, Giovanni, Martino, Miguel..mi sembra di dovermi scusare per aver deciso di correre. Beh correre è un parolone però muovo le gambe in modo ritmico e mi sento bene. Da lontano vedo Flavio arrivare dopo la frazione in bici. Che personaggio, l’ho visto annaspare nell’acqua senza mollare. Un giro, due… godo a mettere le spugne bagnate dentro la tutina. Queste cose le avevo viste solo in televisione e provarle mi rende felice. Ultimo chilometro. E’ fatta. Spero di trovarli ancora al traguardo i miei compagni e loro ci sono. E’ la seconda volta che sperimento questa gioia di trovarli lì. Vorrei fermarmi ad abbracciali uno ad uno ma mi basta guardarli. Oggi ho capito di aver corso per questo. Sono stanco, felice, confuso, esaltato. Quanta gioia può dare questo sport. La doccia calda è la degna ricompensa del mio sforzo. Ci fosse Albifix gli direi che come Goku sono diventato un Super Sayan. Da Savigliano arriva la notizia che Micio ha vinto la StraSavian e che ACE è la seconda donna più veloce. Anche questo mi aiuta a sigillare una giornata particolare. Non mi rimane che trasformare tutta questa adrenalina in qualcosa di positivo per gli altri. Che giornata!