Fare squadra

Scrivere di una pedalata al Pian del Re a fronte di atleti che fanno tempi incredibili alle gare di Iron o imprese storiche all’Alpe d’Huez è chiaramente ridicolo, ho però la presunzione che qualcuno possa leggere questi pensieri e emozioni da neofita (altri racconti sono in questo sito) come lo ero io fino a pochi mesi fa.
Ecco mi rivolgo a loro per dire che tutto è possibile.

Non ho risultati eclatanti ma voltandomi indietro vedo che un po’ di strada ne ho fatta.
Oggi parlerei della bici, del pedalare, della fatica per arrivare in fondo.
A Natale mia moglie mi ha regalato una bici, non una qualsiasi, una bellissima bici appartenuta ad un vero ciclista. L’ho tenuta in soggiorno per tutto gennaio vicino all’albero di Natale, a febbraio sono passato qualche volta a salutarla e finalmente a marzo l’ho inforcata per la prima volta.
Un allievo vedendone la foto su facebook mi ha contattato e mi ha proposto un giro insieme.
Avevo la bici, le scarpe e nulla più.
Un rapido passaggio a Decathlon e mi sono presentato all’appuntamento. 28 Km lunghissimi, gambe e sedere a pezzi con il classico finale da neofita, cioè ho dimenticato di staccare gli attacchi all’arrivo cadendo fragorosamente.
Cinque mesi dopo ho raggiunto Pian del Re, che non è il Colle dell’Agnello ma per me un ostacolo inavvicinabile.
La marcia di avvicinamento è passata per Rossana, La Morra e Valmala. Sempre con tanta fatica.
Il vademecum del bravo ciclista le contempla proprio in questo ordine.
Per questa ultima uscita ho imparato a darmi tante tappe intermedie. Saluzzo, Paesana, bivio per Oncino. Ecco mi sarei fermato lì. La differenza tra il pedalare da solo o in squadra è proprio lo spirito di gruppo. In questo caso eravamo due, ma l’altro era Iromiguel il cui entusiasmo mi ha travolto in questi mesi.
Durante la salita per Crissolo ho avuto l’apparizione delle Madonne di Fatima, di Lourdes (Lurdes in piemontese) per finire con la Gospa (la Signora) di Medjugorje (la costante è che siano tre). Non dimenticherò i cartelli stradali per Ostana per parecchio.
Appagato e stremato sono arrivato a Crissolo e ho messo i piedi nella fontana gelata. Non chiedevo di più.
Dopo la pausa caffè (in realtà seconda pausa dopo quella a Paesana, ma questo particolare mi farà perdere punti di fronte al Presidente), Miguel mi ha facilmente ipnotizzato e rimesso in sella.
A Pian della Regina (terza tappa) non ho più creduto alla storia che oramai la pendenza era solo più dell’8%.
Non ho idea quanto ci abbia messo ad arrivare a Pian del Re, qualche lacrima forse è caduta, ma come dice Miguel si arriva con la testa e non con le gambe.
Come nei momenti importanti della mia mini carriera sportiva Miguel era lì ad aspettarmi.
Caro neofita, è per quel brivido che senti in cima che vale la pena di provare.
La discesa è stata durissima, le braccia arrivano distrutte. La prima tappa al Pian della Regina, la fontana a Crissolo e il gelato a Paesana. Poi finalmente ritorna la pianura ma a quel punto non ci son più le gambe.
Le apparizioni non sono più mariane ma Mainiane (noto atleta saviglianese Giovanni Maina). “Raggiunto l’overtraining… OVERTRAINING!!!”
Siccome non ho capito cos’è l’overt… ho la forza di tornare. Quando Miguel dice di andare piano sono ancora ai 31 km/h. Passiamo davanti a casa di Simona e Bartolo e la bici ha un sussulto, sente aria di casa.
Gli ultimi cinque km da Monasterolo sono eterni, la case si allontanano. E’ fatta però ce l’ho fatta anzi ce l’abbiamo fatta. La squadra!
A casa rischio di svenire nella doccia ma dopo pochi minuti rimane solo il ricordo di un limite superato.
Caro neofita, comprati una bici, cerca degli amici fidati e lanciati in questa avventura.
Maurizio (ciclista e triatleta)