Ironman Zurich bagnato ( neanche troppo) Ironman Fortunato

Bella trasferta nella lussuosissima Zurigo. Il venerdì si parte,  Ramon declina gentilmente l’invito di venire sulla mia ford focus (chissà come mai?) e decide di essere lui a pilotarmi sulla sua Volvo fino in Svizzera. Bella giornata di sole caldo, viaggio senza intoppi, ritiro pacco gara e serata a zonzo per il centro di Zurigo, zona rossa compresa.

Il sabato repentino cambio di tempo, pioggerellina leggera che piano piano si trasforma in pioggia battente per concludersi in nubifragio nelle ore notturne: panico, paranoia e panico ancora, ma il meteo centrale Svizzero prevede una domenica nuvolosa ma prevalentemente asciutta. Speriamo bene.

Mi alzo alle 4 e, ripensando al mega piattone di tagliatelle all’uovo della sera prima, decido di saltare la pasta mattutina per dirottare su thé e panini; Ramon, gentilmente, mi carica in macchina e mi porta alla partenza; ci salutiamo dandoci appuntamento in vari posti a seconda del meteo, al momento non piove.

In zona cambio tutto tranquillo e asciutto, bacio più volte sulla fronte la mia amatissima Olmo KT e mi dirigo verso il lago: temperatura perfetta, nuoto alcuni minuti per prenderci confidenza e decido di partire nella prima batteria sperando di non essere assalito dalle crisi di panico vissute a Nizza e al triathlon dell’Alpe d’Huez.

Ore 6,50: si parte! Gran confusione ma resto tranquillo. Nuoto in uno stile indefinibile che mi consente di uscire indenne dai primi combattutissimi metri; poco dopo riesco a scorgere un piccolo spazio  libero di lago  e mi ci infilo iniziando lentamente a nuotare con il mio stile. Nuoto, nuoto e nuoto. Penso, penso e penso.  Mi sento addosso   lo sguardo severo di Claudio “ The lion” D’Herin  che mi cazzia per le imprecisioni nella bracciata e cerco di applicare con attenzione tutti i suoi  preziosi insegnamenti di questi ultimi mesi di allenamento. Primo giro terminato, esco all’australiana e  mi rituffo nel lago. Ora di spazio ce n’è a volontà e riesco a prendere un buon ritmo che mi riporta piano piano alla terraferma.

Tra me e me mi dico…”E’ una è andata”…..

Inizio a pedalare mentre una pioggerellina leggera bagna la strada senza dare troppo  fastidio.  Soprattutto non fa freddo e non c’è troppo vento, elementi che io temo più di ogni altra cosa. Pedalo rilassato mettendo in pratica i consigli del president “Ciaffer”, il conta pedalate smette di essere un semplice componente d’arredo della bicicletta  per diventare un’utile guida durante la strada. Dopo circa 30 Km lascio il lungo lago e mi inoltre nelle verdi colline svizzere, il percorso qui si addice molto più alle mie caratteristiche, sale la strada ma sale anche il morale.

 Svizzera! Svizzera! Svizzera! Il pensiero non può che andare all’amico Papy Terreno. Lui amava questa terra e questi paesaggi. Ripenso a quante volte ho sentito la sua espressione AAAAA  Switzerlaaaaand! Ripenso poi a come mi aveva rimesso in piedi dopo la rottura del crociato anteriore, a quando mi aveva sbloccato la spalla, alle partite con l’Albatros, alla gita scolastica in quel di Venezia ed a tutte le altre avventure vissute insieme.  I km sono veramente tanti ed i pensieri ancora di più. 

 Pedalo ancora ed in cima alla salita più lunga raggiungo la  Relax Station,  punto di rifornimento dove ritrovo  l’onnipresente Ramon che mi riempie le tasche con tutti i panini preparati con cura la sera precedente. Lui non lo sa, ma uno è il “finto panino”,  nella stagnola sembra un panino come gli altri, invece contiene una camera d’aria e una bomboletta metallica  di aria compressa, bucassi mai più di tre volte, non si sa mai. Me ne libero e proseguo verso il lago.

Ramon mi raggiunge in discesa, mi fa bene scambiare due parole con lui e proseguiamo ad opportuna distanza fino al termine del primo giro che si conclude con l’emozionantissimo passaggio sull”Heartbreak Hill” dove una folla osannante e personaggi ai limiti della leggenda ti accolgono spostandosi “con studiata cadenza” come direbbero gli Yo Yo mundi. Emozioni da tour de France che mi porterò dietro per tutta la vita.

Il Garmin mi dice che sono trascorse 3 ore da quando iniziato a pedalare, ciò significa 30 km/h di media: va benissimo così.

Vedo il cartello che indica 2nd lap/transition-zone e purtroppo devo sceglier la prima opzione, altri 90 km ma le gambe girano. Arrivo ai meno 40 ed è ora di accedere al bottino! Il pacchetto di preziose quaquare di Genola preparate dalla preziose mani di Tere, cugina di mia moglie e d’ora in poi insostituibile fornitrice di quaquare pre Iron. Le mangio una per una gustandomele a fondo, pensando a quando sprigioneranno la loro energia durante la corsa.

Tengo duro e arrivo alla fine del percorso bike: 6h, 1’ e qualche spicciolo.

 Non va bene, va benissimo!

Tra me e me mi dico…”E’ un’altra è andata”…..

E ora si corre! Scaccio subito via i brutti pensieri ed i fantasmi dell’Embrunman dell’anno scorso ed inizio il primo giro. Le gambe ci sono e i km scivolano via ad un passo più che dignitoso. Faccio due conticini e scopro che l’obiettivo principale,quello dei scendere sotto le 12 ore, è raggiungibile al di là delle più rosee aspettative. La cosa mi conforta e piano piano arrivo a terminare i primi due giri. Ancora Ramon mi assiste rifornendomi di gel e di caramelle al latte di Biraghi: la novità 2014. Mio figlio mi prende continuamente in giro perché non bevo latte e non mangio caramelle, però le caramelle al latte di Biraghi mi fanno impazzire. Allora ho iniziato a mangiarle durante gli allenamenti di  corsa ed a Zurigo non me le sono fatte mancare.

I km  diventano 30 e la stanchezza tanta ma non mollo! Il secondo ed il terzo obiettivo di giornata sono vicini, correre tutta la maratona e stare sotto le 4 ore sono  nelle mie mani, anzi nelle mie gambe anzi ancora nella mia testa e non posso farmeli scappare.  

Poco dopo mi distraggo un attimo e, complice la fatica, non vedo un rigonfiamento dell’asfalto e faccio un capitombolo sbucciami i palmi delle mani. Non è una novità, ero già caduto a Idro qualche anno fa ed a Piacenza qualche mese fa. Un po’ di spavento e una figuraccia, accellero il passo facendo finta di niente vergognandomi per l’accaduto e continuo.

La stanchezza aumenta man mano che passano i km, il passo rallenta ma rimango sempre ben al di  sotto dei 6’ al km: va bene così. Finalmente il Garmin vibra, la scritta 42 km mi conforta, cerco a destra ed a sinistra del percorso il volto amico di Ramon che mi aspetta con l’ultima consegna della giornata: la bandiera tricolore da portare all’arrivo.

Gli ultimi metri sono pura gioia, dalla tribuna la gente si sporge per darti la mano, le majorette ballano ai due lati dell’arrivo e lo speaker annuncia il mio  nome, dice Italia e la frase di rito “You are an Ironman”. Il cronometro indica 11h 19’ e 42”, un tempo che mai mi sarei aspettato di realizzare,  la gioia è tanta…ma quanta fatica per arrivare a sentire questa frase.

Si rientra a casa ripensando alla lunga giornata, con   la soddisfazione di aver  tenuto duro fino alla fine anche nei momenti più difficili.

E poi…la gratitudine.

Gratitudine verso tutti coloro che hanno fatto parte di questa piccola avventura. La mia famiglia che sopporta stoicamente le mie croniche assenze quotidiane. Ramon che mi ha accompagnato ed assistito in ogni frangente di questa trasferta zurighese. Il nostro coach del nuoto  Claudio “Lion” che mi ha bacchettato tutte le volte che in piscina  il mio braccio sinistro si muoveva come un discobolo e non come un nuotatore. Ramon ancora, Bocchettone, Luca Bosio, Ale Belotti, Botanica, i compagni del Tri Team Ghigo Valerio, Peru, Gobbo, Miguel, Ciaffer e tutti gli altri con cui ho condiviso le lunghe pedalate in Langa, Roero e  nelle nostre splendide valli alpine. Ancora i compagni di cui sopra,  Francesco Scarpa da Venezia,  Beppo Serra e Alex Persia e tutti gli altri runners  per i km percorsi insieme  nelle nostre stradine tranquille  di campagna. Ale e tutto lo staff della palestra Vitality che mi hanno loro malgrado  adottato accompagnandomi passo passo nella preparazione fisica e non solo delle mie gare. Bike Solution e Luciano  Angaramo ai quali mi sono rivolto in continuazione per risolvere qualsiasi problema tecnico relativo alla mia bicicletta. Oliveri Andrea, creatore nel 2010 del gruppo fb, che dalla sua tranquilla Ovada mi ha sempre seguito come se fosse qui accanto a me.

Grazie a tutti, grazie di cuore per la vicinanza e l’affetto.

Si rientra a casa…si ripensa ancora a quanto fatto… i racconti… le telefonate degli amici…ed infine un pc su cui cercare con fatica di tradurre in  semplici parole una forte emozione.

Richy