(una canzone: Sham 69 “If the kids are united - Un film: “The Goonies”)

Sono uscito dall’Embrunman felice ma completamente distrutto sotto l’aspetto fisico: non solo le gambe ma stomaco, intestino e quant’altro mi hanno dato chiari segnali dello stress a cui li avevo sottoposti. Il morale però era alto

la parola  “di lupetto” di partecipare insieme  all’amico Ramon  alla dura Gran Fondo dell’Alta Langa mi ha portato ad essere di nuovo in gara a poche settimane dall’estenuante gara francese. Se si aggiunge poi l’iscrizione al Natureman, il triathlon medio che si svolgerà sul Verdon ai primi di ottobre e la conseguente  necessità di riprendere al più presto gli allenamenti si può ben comprendere come, nel giro di poche settimane  mi sia ridotto fisicamente.
 Una grande stanchezza, una spossatezza ed una fatica incredibile nel pedalare ma soprattutto nel correre, dove l’impietoso Garmin non ti fa sconti…5.10/km…5.08/km mai meno di quello e con sempre maggiori difficoltà;  i pensieri a dirmi che non sarei più riuscito  a correre come una volta, che non sarei  più riuscito  a tornare sui ritmi di Parigi o di Pettenasco, che non… che non… che non…….

Poi il giovedì ricominciano gli allenamenti in acqua con i compagni del Tri Team: Bibi a fare da generale e noi come soldatini obbedienti a rispettare la scaletta degli esercizi ed i tempi  loro assegnati.  Dopo il nuoto un salto in birreria dove, tra una birra ed un panino,  il grandissimo “Peru” propone per la domenica mattina una, come la definisce lui, “corsetta” (25 km se non di più).
Il venerdì a pedalare  con l’amico  Luca Bosio  ed il pensiero se abboccare o no all’invito del Peru. No… si…no…si…no…si.
 Alla fine decido di esserci  presentandomi domenica mattina  mettendo peròsubito le mani avanti   ribadendo che non posso ancora fare una distanza così lunga, che non posso correre a ritmi troppo alti e che non riesco a… , non riesco a…  e non riesco a...
Mi fa però subito piacere vedere che non sono l’unico ad aver abboccato, al rendz-vous domenicale si presentano infatti puntuali come orologi svizzeri il presidente Ciaffer, Ghigo Valerio e Luca Donalisio e ciò mi fa davvero piacere.

Si parte.

Come sempre  chiacchiero con l’uno e con l’altro saltando da un discorso all’altro in continuazione, mi di ciò i miei compagni ormai se ne sono accorti da tempo e  mi lasciano fare senza rimproverarmi come fa spesso mia moglie,  concordo solamente un giro più ridotto perché oggettivamente al momento 25 km sarebbero troppi per me.
I kilometri scorrono, lascio che le braccia si muovano ritmicamente lungo il corpo senza controllare il responso del mio Garmin: parlo, ascolto i miei compagni e parlo ancora. Evito una buca, mi riporto al centro della strada e mi guardo intorno: alla mia destra il granitico Ciaffer corre senza dare segno di fatica alcuna, alla mia sinistra Marco “Peru” Perrone  detta il suo ritmo pensando inconsciamente alla sua prossima maratona di Venezia che si fa sempre più vicina; qualche metro dietro si sentono le voci del grande Valerio, reduce dal suo primo triathlon olimpico in quel di San Remo, e di Luca Dona che qualche anno fa ha condiviso con me la gioia di concludere la maratona di Roma.
In mezzo a loro mi sento protetto, mi sento sicuro, mi sento veramente parte di una squadra. Il loro Garmin segna 4,36/4,41 al km, mi sento di nuovo leggero, vedo un po’ di luce e mi verrebbe voglia di iscrivermi a qualsiasi competizione, dalla maratona di chissà dove al triathlon più duro.

Ecco cosa vuol dire essere un Tri Team, faticare ma dividerne la fatica, soffrire ma condividerne la sofferenza, gioire per ogni fatica portata a termine da uno qualsiasi dei nostri. Essere Tri Team significa non essere mai soli ma parte di un gruppo vero ed unito, un gruppo unico di cui ne faccio parte con grande orgoglio.

Ad un certo punto le nostre strade si dividono, resto solo ma continuo a macinare kilometri con buone sensazioni e ottimo ritmo, la stanchezza c’è ma è diversa dalle scorse settimane e poi, effettivamente, mi accorgo che non sono poi così solo…
La mia mente ritorna ai momenti più difficili dell’Embrunman e sento, come se mi corressero affianco, le presenze dell’Ironmiguel e del mental trainer Mauri Biancotti. Ripenso ai tratti della maratona corsi in loro compagnia a supportarmi ed incitarmi con l’inconscia paura di vedermi abbandonare la gara o lasciarmi sopraffare dalla sofferenza.

Vorrei chiacchierare con loro ma non posso perché li sento così vicini ma fisicamente sono da un’altra parte.Mi viene da pensare al significato di essere un atleta Tri Team e alla fierezza  di esserlo, vorrei ringraziare tutti,  anche coloro che in questa domenica di fine estate erano via con la famiglia, con gli amici, al lavoro  o da soli perché comunque, in un modo o nell’altro, me li sentivo sempre vicini.
 
Grazie a tutti,  grazie per tutta la compagnia e la solidarietà che mi sento addosso ogni volta  che infilo occhialini e cuffia, salgo sulla mia Olmo, infilo le mie Cumulus  e imbocco la via davanti casa per farvi ritorno più felice di quando sono partito.




Grazie di cuore e …a presto

Richy